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Buon viaggio a tutti!
- Marzo 2002, una sporca camera d'albergo nel centro di Istanbul, ore 4.54 del mattino. Sono in gita scolastica in Turchia, solo da poche ore siamo arrivati dall'italia. Mi affaccio dalla finestra dell'hotel, spostando le tende di un colore verde-grigiastro con tanto di insetti verdognoli da cima a fondo. E' notte fonda, la luce rossastra dei lampioni crea un'atmosfera particolare,fosca,misteriosa. L'incrocio su cui guarda la mia stanza è semi-deserto, ogni tanto passano degli individui con vestiti scuri che tirano con le mani un carretto, probabilmente degli spazzini locali. Scattano le ore 5 del mattino: qualcosa sucita in me una sensazione di stupore. E' un canto in arabo, come emesso da un megafono. Attonito, mi sforzo di sentire meglio quel suono che, da inzialmente fioco e lontano, si fa sempre più forte e chiaro, quasi vicino. E' una melodia, armoniosa e tagliente allo stesso tempo. Sono stupito, meravigliato da questo canto per me così strano, da questi accostamenti sonori da me mai sentiti. Resto affacciato a vedere quell'incrocio che ora non è più silenzioso come poco prima. E' l'ora della preghiera: Istanbul, città dei due continenti, inizia a rianimarsi. -

Non che io nella mia quotidianità stia male.
Non sono uno di quelli che vogliono fuggire dalla loro vita di tutti i giorni. A volte è dura , è normale, tuttavia mi ritengo fortunato per come finora è andata la mia vita. Quello che voglio dire è che , fosse per me , la mia quotidianità sarebbe un viaggio continuo, alla scoperta di gente e posti sempre nuovi, in giro per il mondo. Ma , forse , una vita continuamente in movimento mi farebbe sentire la mancanza della mia quotidianità. Il fatto è questo: da un lato sono legato molto alle mie abitudini, anche se tendenzialmente considero negativamente l'eccessiva abituniarietà; dall'altro c'è qualcosa dentro di me che mi spinge continuamente a ricercare il viaggio, per le particolari sensazioni che solo il viaggio sa dare. In tutto ciò credo di aver preso dai miei genitori: mia madre, con i viaggi nel DNA; mio padre, l'uomo fatto ad abitudine.
In definitiva però, se devo scegliere, scelgo i viaggi tutta la vita. Un viaggio sicuramente ti arricchisce sempre,mentre la quotidianità nel suo aspetto abitudinario è difficile che ti faccia crescere, anche se dipende più che altro da come viene impostata.
Questo è a grandi linee quello che c'è dietro al titolo del mio blog.
Perchè ((se non viaggio sto peggio)).
